Storia della VFR

Le maxi giapponesi nascono nel 1968 quando la Honda presenta la CB 750 Four, autentica rivoluzione nelle moto di grossa cilindrata. Prima di quella data le moto pesanti erano solo inglesi, italiane, tedesche o americane.

A ruota della Honda arriva la Kawasaki con la sua portentosa Z900, mentre si deve aspettare il 1976 perché la Suzuki si converta al 4 tempi e presenti la sua prima 4 cilindri. La Yamaha in quell’anno vende solo bicilindriche 650-750 e la mitica XT 500. Laverda 1000 3 cilindri, Moto Guzzi 850 Le Mans, Ducati 900 e BMW R100 RS sono le moto europee piu’ rappresentative di quell’anno, mentre la scuola inglese e’ ormai agli sgoccioli.

I giapponesi insistono sul 4 cilindri in linea con la sola Honda capace, in quegli anni di vacche magre, di presentare un motore diverso come architettura, il famoso 4 cilindri boxer della Gold Wing 1000. La Yamaha invece muove i primi passi verso le maxi-moto con il suo 3 cilindri 750 a cardano a cui seguira’ la XS 1100 a 4 cilindri.

Le carenature sono ancora oggetti sconosciuti per le moto piu’ diffuse e sono solo le special a farne sfoggio. Quest’ultime avevano una loro ragione di essere visti i modesti telai e le sospensioni di cui erano dotate la maxi giapponesi.

Il 4 in linea furoreggia, De Tomaso copia la Honda e la anticipa con il suo Benelli 750 a 6 cilindri, i giapponesi cominciano a monopolizzare il mercato delle grosse cilindrate con un proliferare di 4 cilindri di ogni cilindrata.

Si procede in questo modo per alcuni anni, con alcune deviazioni Honda (CX 500-650), motori turbo, esagerati 6 cilindri e 4 valvole bialbero a piu’ non posso, finche’ la Honda non decide di cambiare le carte in tavola.